Il carpione sta al lago di Garda come il Sacro Graal al cavaliere Parsifal. La sua assenza dall’azzurro benacense infatti tanto lo fa sospirare che la nostra ricerca assume toni eterei che sconfinano nello spirituale. Tutto nacque dal mio primo incontro con questo illustre pesce, tanto èlitario da non voler essere confuso con nessun altro.

Toccata e fuga nel tempo.

Mentre gli Anni Settanta correvano incontro agli Ottanta, ebbi l’onore di assaggiare le sue tenere carni, prima ancora di conoscerne la pregevole fisionomia. Ero bambina ma il ricordo rimase vivido, impresso nel mio poco popolato Theasaurus dei cibi. Così polposo e con una dolcezza perfetta, da rasentare il brivido, il carpione lo apprezzai prima ancora di poterne richiedere altro, come un sentimento imperioso pronto a germogliare, stroncato brutalmente da un diniego.

Oggi tutto è cambiato.

Il destino di questo fuoriclasse è di essere, appunto, introvabile. Non solo perché la legge ne vieta la pesca, ma anche perché il lago ne piange l’assenza nelle sue acque. Ogni tanto un pescatore è convinto di averne catturato accidentalmente uno. Ma sono miraggi, illusioni da ragazzi, chimere, perché di Sir Carpione rimangono solo il fantasma e le gesta più leggendarie che culinarie.

La mancanza del Carpione

La mancanza del Carpione si fa fatica ad accettare. La sua scomparsa non va giù. La più recente iniziativa per la tutela del “Salmo truta carpio” che migliaia di anni di evoluzione hanno regalato solo al lago di Garda viene dalla Regione Lombardia che ha disposto 150mila Euro in tre anni. Ma Slow Food rema da un po’ per presidiare il sospirato salmonide con un’attività di valorizzazione e, soprattutto, salvaguardia.

Alla ricerca del carpione perduto

Antichi ricordi.

Leggere la descrizione del presidio Slow Food è come tornare indietro di quarant’anni: all’epoca il mitico proliferava nelle profondità del Garda, fino a 200 metri, e affiorava per il periodo di riproduzione, detta “frega”, a luglio, agosto, dicembre e gennaio.

Proprio allora si calamitavano le reti dei pescatori con le bisse, e tornavano carichi di esemplari con la caratteristica coda a rondine e una carne rosata. Altri tempi per questa specie oggi tra le dieci specie in via di estinzione, nella lista rossa della International Union for Conservation of Nature.

Tra le ipotesi per la sua scomparsa: le acque più fredde del lago e la concorrenza con altre specie alloctone introdotte nel lago.

Un nuovo progetto per salvarlo.

Beatrice Zambiasi, direttrice della Comunità Montana Parco Alto Garda Bresciano non ha dubbi: urge il ripopolamento. E i 150.000 Euro costituiscono le basi per un progetto da 800.000 Euro che potrebbe restituirci, nel giro di una decina di anni, il sogno del cavaliere dei pesci del Garda, tanto nobile che sin dal XV secolo era protetto da un decreto della Repubblica di Venezia, che ne vietava la cattura durante il periodo di frega.

“I 150.000 Euro che la Regione Lombardia ci ha accordato, daranno il la alle prime iniziative a carattere scientifico per un progetto che prevede  di realizzare nuovi centri ittiogenici di potenziare quelli già esistenti, la genesi di uno stock di riproduttori, di localizzare le aree di frega, di definire un protocollo di allevamento e regolamentare la pesca”.

La direttrice auspica di poter coinvolgere nell’iniziativa anche le regioni Veneto e Trentino e gli enti interessati, e di aumentare i fondi grazie a iniziative private o crowdfunding.

Nessun consiglio per la cucina

Nessun consiglio per la cucina, quindi, per il momento. Ci vuole tanta tanta pazienza. E, auspicabilmente, re carpione tornerà sul Garda. Cogliamo l’attimo di illusione, senza pescare e a piatto rispettosamente vuoto. Ne vale l’attesa.
Monica Sommacampagna