Prepariamoci ad un agosto ricco di antiossidanti, croccante, polposo e dolce aromatico come la Susina di Dro. A metà del mese più caldo dell’anno si apre infatti la stagione della prugna nera autoctona, coltivata in 14 ettari nella Valle del Sarca.

Piccola e polposa la Susina di Dro.

Di forma ovale e leggermente allungata la Dop è la regina di un centro medievale caratterizzato da colline di pietra erose dai ghiacciai, denominate Marocche.

Si produce in Trentino-Alto Adige in un’area che comprende Arco, Fiavè, Nago-Torbole, Riva del Garda, Tenno, Vezzano e alcune frazioni di Trento.

Al centro di un’opera di valorizzazione, pesa circa 30 grammi e si caratterizza per la buccia tra il rosso violaceo e il blu, spesso rivestita di pruina bianca.

La polpa è di tonalità gialla o verde-gialla, compatta e gradevole al morso e al gusto, in equilibrio tra l’acidulo e il dolce. Si può acquistare fino a ottobre ma l’ideale è assaggiarla proprio nel cuore dell’estate, fresca e generosa.

Tanto piace che viene utilizzata per realizzare confetture, succhi e dolci ma c’è chi la apprezza anche in primi piatti.

Le mille virtù della Susina di Dro.

Se mangiare frutta fa bene, la Susina di Dro Dop ha una marcia in più. Non solo contiene infatti una sostanziosa quantità di beta-carotene e di vitamine ma è anche ricca di potassio.

I polifenoli non mancano: il valore minimo è infatti di ben 900 mg/kg.

Una quantità consistente accumulata grazie all’azione benefica del sole sui frutti, che protegge i vasi sanguigni ed esercita una azione positiva sulla digestione e in chiave anti-depressiva.

Non dimentichiamo che la coltivazione risente dell’azione mitigatrice del vicino Lago di Garda, di una media di 10 ore di luce e di una brezza che attenua le temperature più rigide, la “Òra del Garda”.

Proprio alla mitezza delle temperature si deve l’accumulo ridotto di zuccheri nel frutto; i terreni su cui viene coltivata favoriscono inoltre l’assorbimento di fosforo, potassio, calcio e magnesio e una buona sapidità al palato.

Una storia premiata da una comunità.

Delle peculiarità di questa cultivar locale si sono ben presto accorti i contadini trentini. L’area agricola di produzione veniva già nel 1284 individuata nei 42 capitolati delle Carte di Regola del “Piano del Sarca” ed era definita con la dicitura “di Dro”.

Ulteriori testimonianze ci giungono dal segretario del Concilio di Trento, il Massarello, che a metà del 1500 riferiva in termini entusiastici de “le pruna provenienti dal castello di Riva”; nel 1852 Agostino Perini in “Statistica del Trentino” applaudiva la coltivazione de “le brugne nere”.

Nel 1911 si costituì con 650 soci quindi il Consorzio Cooperativo “Lega dei Contadini del Bacino Arcense”. Oggi viene prodotta da oltre 600 soci della Cooperativa Ortofrutticola Valli del Sarca – Garda Trentino.

Le prospettive future della Susina di Dro.

La produzione della Susina di Dro negli Anni Ottanta raggiungeva circa 60.000 quintali nel Basso Sarca.

Oggi è diverso.

Tra gelate e necessità di un rilancio per rendere remunerativa e ampliare la produzione, la susina di Dro ha attraversato una fase calante.

Ma il Consorzio La Trentina, che ne cura la commercializzazione, guarda avanti, forte delle virtù della nobile prugna nera e ci anticipa che proprio quest’anno un numero più consistente di aziende hanno certificato la produzione, per un totale di circa 2.200 quintali susine di Dro Dop.

Dove e quando acquistarla.

Dalla seconda metà di agosto a ottobre le susine di Dro saranno disponibili nell’areale della Dop nelle cooperative che aderiscono la Consorzio La Trentina, nella Valle di Sarca e presso punti vendita sensibili.

Ideali da mordere sotto il sole, per una pausa rinfrescante e ad elevato tenore di antiossidanti.