Nel nostro viaggio per i luoghi raggiungibili al massimo in un’ora partendo dal Lago di Garda, questo mese ci ritempriamo dai primi freddi con i vini della Valpolicella.

I vini della Valpollicella: L'Amarone

esempio di fruttaia – foto presa dal web www.winedharma.com/

Maestro nello scaldare i cuori è l’Amarone, un vino rosso, strutturato, corposo, di grande pienezza gusto-olfattiva. Nelle zone di Fumane e Negrar, tra il Garda e Verona, sulle colline a Nord, i vignaioli allevano con cura tre  vitigni autoctoni: Corvina, Corvinone e Rondinella. La vendemmia che si è appena conclusa, avviene con cura, a mano. Ogni grappolo viene riposto con attenzione in piccole ceste e trasportato in cantina, dove non viene pigiato, ma collocato per l’appassimento nei fruttai, dove resterà fino a gennaio. Con questo metodo l’acqua contenuta negli acini evapora lentamente, i grappoli perdono peso, ma si concentrano gli zuccheri, gli aromi e le fragranze che doneranno intensità e grande struttura al vino.

Nei miei giri enoturistici, i vignaioli della Valpolicella mi hanno raccontato che negli anni passati è capitato di perdere gran parte del raccolto durante la fase di appassimento, a causa di muffe favorite da stagioni particolarmente umide e poco ventilate.  E’ per questo che oggi molti di loro hanno scelto di usare deumidificatori e ventilatori, allo scopo di mantenere sempre sani gli acini.

Mi piace immaginare il vignaiolo girare per il fruttaio, in questi giorni freddi, a controllare ogni grappolo, e fremere per l’attesa della spremitura e del mosto dell’anno nuovo.

Se il vino non esiste in natura, ma è un prodotto umano, è però la natura che determina la sua qualità e il suo ciclo produttivo. Così capita che in particolari annate si possa già vinificare dopo il 1’ di dicembre, mentre in altre annate bisogna aspettare l’anno nuovo.

I vini della Valpollicella: L'Amarone  I vini della Valpollicella: L'Amarone

foto presa dal web www.amaronetours.it

Il progetto su questo vino prevede pazienza e costanza, perché dopo la pigiatura, per consentire al nuovo vino di evolversi, equilibrarsi e donarci il meglio di sé, viene lasciato almeno due anni in botte, grande o piccola a seconda della scelta dell’enologo. Dopo Capodanno 2016 quindi, potremo stappare una bottiglia di Amarone vendemmiato nel 2013, ma io consiglio di non aver fretta, di lasciare all’Amarone ancora tempo per riposare in bottiglia, maturare e donarci una pienezza gustativa senza pari.

Qualche consiglio su come e perché abbinare l’Amarone con il cibo, puoi trovarlo sul mio sito, con approfondimenti sulle caratteristiche gusto-olfattive del vino.

C’è chi definisce l’Amarone un vino piacioso e, in effetti, non è certo austero e rigoroso come i nobili rossi Piemontesi. Secondo me questo vino, come il suo territorio, rispecchia l’allegra operosità veneta, in equilibrio tra le sponde placide e contemplative del lago di Garda e la marcia trionfale dell’Aida all’Arena di Verona.