La bellissima mostra alla Palazzina Storica di Peschiera, “Il Seicento dopo Caravaggio: il Realismo”, curata da Francesco Boni e da Matteo Vanzan, sarà aperta fino all’11 settembre 2016, con l’obiettivo di analizzare il percorso fra quelle opere, che grazie all’esperienza caravaggesca, acquisisce nuovi elementi espressivi.

Dopo Caravaggio l’arte non fu più la stessa. Già perché quella che portò uno dei pittori più geniali e sregolati della
storia, fu una vera e propria rivoluzione, che alla fine del ‘500, aprì la strada al Barocco.

Dopo la metà del 1500, infatti, gli artisti si erano adagiati a riprendere i tre grandi esempi del Rinascimento (Michelangelo, Raffaello, Leonardo) riproponendo il loro stile in infinite varianti, senza aggiungere niente di nuovo. Era il Manierismo.

Cosa ci voleva? Una scossa, qualcuno che ritornasse al vero, alle persone, alla natura, ai colori e alla luce.
Questo fu quello che smosse i pittori a guardare verso la realtà e a smettere di copiare i grandi geni del Rinascimento,
per andare oltre.

Si tratta, quindi, di un ricco percorso di opere provenienti da collezioni italiane del centro e nord Italia, di alcuni dei maggiori maestri, che fecero dell’impronta inconfondibile del Merisi, il proprio linguaggio pittorico.

Numerosi gli artisti in mostra: Giorgio Vasari, Francesco Vanni, Gerolamo Muziano, Il Battistello, Massimo Stanzione, Il Guercino, Mattia Preti, Francesco Solimena, Giovanbattista Moroni, Filippo Lauri, Giacinto Brandi…

Con Caravaggio si realizza una scossa profonda in tutto l’ambiente dell’arte: le novità del suo stile influenzano tutta
l’arte italiana e anche europea. Anche perché questo pittore ha maniera lui stesso, fuggendo da una parte all’altra, di
portare il suo stile in giro con sè e di affascinare tutti.

“Quando non c’è energia, non c’è colore, non c’è forma, non c’è vita” Caravaggio

“Per Caravaggio, spregiudicato, al di là di qualsiasi regola, non esistono maestri se non la natura ed il vero” afferma il
curatore Francesco Boni.

“Abbiamo lavorato oltre un anno per ricercare gli artisti e le opere da presentare in questa esposizione” le parole del
curatore Matteo Vanzan “che sarà suddivisa in sezioni: ‘Anticipazioni caravaggesche’, ‘il Caravaggio’, e ‘Le conseguenze’, dove sarà possibile ammirare l’olio su tela straordinario de Il Guercino Madonna con bambino (1635), opera principale della mostra assieme al San Giacomo nel deserto (1615) di Giovan Battista Caracciolo, oltre al Ritorno della Sacra Famiglia all’Egitto (1590)del Vanni, con le sue forme aggraziate, i cangiantismi e i trapassi luministici”.

Della sua arte si imitano il più delle volte solo i tratti più evidenti: le luci, le ombre, l’impiego di modelli umili della società…mancando spesso la penetrazione psicologica, tanto profonda invece nel maestro. Ripresa quindi solo apparente? Probabilmente facile è riprendere i tratti superficiali, più difficile è padroneggiarne l’introspezione.

Utile è osservare, però, come ogni artista abbia fatta sua l’impronta artistica di Caravaggio, primo pittore del suo tempo, che osò raffigurare una mela bacata e le foglie secche e nei cui quadri i Santi e le Madonne erano ripresi dai personaggi delle taverne, che spesso frequentava, ma con tutta l’umanità che si portavano dentro.