Anche se ha radici che affondano nella storia più antica, vale a dire nel terzo millennio avanti Cristo e sebbene in tempi successivi etruschi, celti e romani prima e i Gonzaga poi abbiano lasciato tracce inconfondibili della loro presenza, questo paese, conosciuto anche come Solferino della Battaglia, è strettamente legato allo scontro tra Francia-Italia e Austria del 24 giugno 1859, in piena epoca Risorgimentale.

Alla scoperta di Solferino della Battaglia Alla scoperta di Solferino della Battaglia

Ma facciamo un passo indietro: nel sedicesimo secolo, uno dei discendenti dei duchi di Mantova, Orazio Gonzaga, ebbe in sorte, in quanto ultimogenito di tre fratelli,  questo piccolo borgo e ne fece la sua residenza personale; se da un lato si apriva verso l’attuale belvedere di piazza Castello che con la Chiesa dedicata a San Nicola ora si affaccia sull’ampio panorama che dalle colline scende verso il lago di Garda, dal lato opposto la residenza diventava invece una vera e propria fortificazione, con una torre di guardia (ora Torre Civica) rivolta verso la Rocca sovrastante il borgo.

Grazie alla sua posizione privilegiata quest’ultimo edificio medioevale è ricordato con l’appellativo di Spia d’Italia, ed in effetti pare che nelle giornate limpide lo sguardo da lassù possa arrivare agli Appennini e al Monte Rosa.

Si può facilmente immaginare l’importanza strategica che ebbe la presa di questo luogo al termine della battaglia, cosiddetta di San Martino e Solferino, ma che in realtà si disputò su un fronte di 30 km, ben più ampio quindi dei pochi chilometri che separano le due località.

Alla scoperta di Solferino della Battaglia Alla scoperta di Solferino della Battaglia Alla scoperta di Solferino della Battaglia
Come raccontava il Sindaco Gabriella Felchilcher durante un recente Instameet _organizzato dagli Ig della Lombardia_ a cui ho avuto il piacere di essere invitato, bisogna immaginare che all’epoca delle battaglie le alture del paese erano spoglie, desolate e quindi molto diverse da come possiamo vederle ora, e allo stesso modo la Rocca, che era poco più che un rudere, non aveva certo l’aspetto curato che le ha conferito il recente restauro. Alcuni dipinti qui esposti confermano questo racconto e permettono di calarsi ulteriormente nell’atmosfera del tempo.

Infatti, nonostante le vicende siano note ed ampiamente descritte e documentate e tutti ne abbiamo letto al riguardo sui libri di storia italiana, la visita dei musei e monumenti che le ricordano, il percorrere i luoghi degli avvenimenti e soprattutto il sentir raccontare storie di vita e di morte degli uomini che ne furono protagonisti non lasciano indifferenti.

Dunque un ulteriore legame unisce il territorio delle colline moreniche gardesane, oltre a quello morfologico-geografico: un legame fatto di dolore e di sangue, un sacrificio di vite umane su cui si sono però fondati due eventi di grande importanza e speranza, vale a dire l’unificazione della Nazione e la nascita della Croce Rossa Internazionale.

Per ricordarli sono stati costruiti due monumenti, la Torre a San Martino, museo e punto di vista privilegiato, con i suoi sessanta metri di altezza sul teatro degli scontri, ora ricoperto in prevalenza dai vigneti del Lugana, e il memoriale della Croce Rossa a Solferino _poco distante dalla Rocca_, punto di partenza della fiaccolata che ogni anno viene organizzata per ricordare l’intuizione avuta da Henry Dunant.