Una delle cose che mi affascinano di più del Lago di Garda è il fatto che le sue sponde toccano tre regioni molto diverse tra loro. Lombardia, Veneto e Trentino regalano scorci meravigliosi e mai uguali, luoghi da scoprire e storie di popoli da raccontare. Nel mese di ottobre ho iniziato un viaggio alla scoperta dei tesori nascosti del Garda, sono partita da Verona, ho proseguito verso Mantova e sono arrivata a Brescia. Oggi mi dirigo a nord, nell’elegante e armoniosa Trento.

Il Garda trentino spalanca le porte verso il cuore delle Alpi. È un territorio dove il rispetto per la natura è sempre al primo posto, dove il buon cibo e l’amore per le tradizioni non mancano di certo. E Trento, in questo periodo dell’anno, si sta già preparando per accogliere i suoi rinomati mercatini di Natale che la rendono ancora più magica.

Il centro storico della città, nobile ed austero, accoglie i turisti con una sapiente fusione di architetture differenti, dallo stile romanico-gotico a quello dell’epoca moderna. Attraverso le sue chiese, i monumenti e i palazzi, Trento sprigiona ad ogni angolo un pezzo della sua storia, e tra le sue vie si nascondono tesori sconosciuti, leggende e curiosità che meritano di essere scoperti.

Il mito della Fontana dell’aquila

In piazza Duomo a Trento c’è una piccola fontanella, chiamata Fontana dell’aquila. Il nome deriva proprio da un’aquila di pietra appoggiata sulla cima ed intenta a sprimacciarsi le piume. Dietro a questo tesoro cittadino, costruito nel 1850, ci sono due leggende molto simili che ne spiegano la genesi.

Le città del Garda: in viaggio verso Trento e i suoi tesori

Trento – Fontana dell’aquila

La prima leggenda narra l’amicizia tra un uomo, Gian Giorgio Scanda di Sardagna, e un’aquila del monte Bondone. La moglie di Gian Giorgio non accettava l’amicizia tra i due e spesso questo livore sfociava in litigi esasperanti. Un giorno la lite fu più violenta del solito, il marito uccise la donna e venne portato in cella. Qui Gian Giorgio ricevette la visita di un usignolo messaggero dell’aquila, la quale si offriva di salvarlo purché non giurasse il falso.

E così, dopo diversi giorni di prigionia, l’uomo fu condotto davanti ai giudici a Palazzo Pretorio e pur mentendo evitò accuratamente di giurare il falso. I contadini di Sardagna tuttavia lo accusarono di essere un poco di buono, cosa che convinse i giudici a condannarlo alla decapitazione. Gian Giorgio fu portato al patibolo in piazza del Duomo tra la folla inferocita, e con la testa poggiata sul ceppo vide giungere l’aquila.

A quel punto si sentì perduto e pieno d’odio verso l’animale che l’aveva illuso, giurò di essere innocente e accusò l’aquila di aver commesso l’omicidio. “Se io mento, che tu, maledetta, diventi sasso!”. Il volatile si trasformò subito in pietra, confermando quindi la colpevolezza di Gian Giorgio, che venne giustiziato. Qualche giorno dopo, l’aquila pietrificata venne posta sulla fontanella che ancora oggi si può ammirare in piazza del Duomo a Trento.

L’altra versione della leggenda narra ancora la storia di un uomo di Sardagna, ma questa volta condannato ingiustamente a morte. Prima di salire sul patibolo di fronte alla Torre Civica, l’uomo vide un’aquila volteggiare e gridò: “L’aquila diventi di pietra se io sono innocente”. L’aquila si appoggio sulla fontanella, si tramutò in pietra e l’uomo fu liberato.

Altri aneddoti e curiosità di Trento

Trento non è solo ricca di storia e bellezza, è un luogo sorprendente che trabocca di aneddoti che vale la pena conoscere. Oltre alle leggende della Fontana dell’aquila, ecco altre curiosità di questa città:

Le città del Garda: in viaggio verso Trento e i suoi tesori  Le città del Garda: in viaggio verso Trento e i suoi tesori

Trento – S. Maria Maggiore

  • In un confessionale in Santa Maria Maggiore sarebbero incise un gruppo di sette cifre per indicare il disprezzo che Martin Lutero nutriva per il Presidente del Concilio: Maledetto Madruzzo Martino Mai Muterà Meglio Morire!
  • Piazza Pasi, la vecchia piazza delle Opere dove si teneva il mercato delle verdure, nasconderebbe ancora il tesoro del barbaz seppellito da Brenno, secondo alcuni il fondatore della città.
  • Via delle Orne deriva il nome da un’unità di misura per liquidi, l’orna appunto, che corrispondeva a circa 64 litri ed era usata dagli artigiani locali per la costruzione delle botti per il vino.
  • Si chiama “Man” la zona situata tra Villazzano e l’Adige, che prende il nome dal latino manes in quanto si ritiene che fossero venerate le anime dei morti
  • Al semaforo tra via Vanga e via Pozzo si trovava la Casa della Catena, di fattura medievale, chiamata così perché un tempo una catena bloccava la navigazione notturna del fiume.

Il mio tour di Trento finisce qua, ma io ti aspetto venerdì prossimo per scoprire le bellezze e i tesori nascosti della splendida Desenzano del Garda.