A partire da oggi la squadra di Garda outdoors è lieta di aggiungere ai già numerosi, e si spera graditi, suggerimenti per vivere appieno il territorio gardenese un’ulteriore proposta: un tour storico-archeologico condotto attraverso una serie di articoli che racconteranno alcuni dei numerosi e suggestivi siti archeologici di cui è costellato il territorio del Lago di Garda.
Il percorso attraverserà le tre province fra le quali è diviso amministrativamente il territorio benacense (quella di Trento, quella di Brescia e quella di Verona) e costituirà un vero e proprio viaggio nel tempo: dalle ville romane lacustri del II secolo d.C. alle fornaci del XIII secolo a.C. presso il passo del Redebus fino alla celeberrima Arena di Verona. Località tutte molto vicine a casa nostra e facilmente raggiungibili che ci permetteranno di scoprire in maniera alternativa un territorio ricchissimo di meraviglie non solo naturalistiche e paesaggistiche ma anche storiche, artistiche e culturali.
Una tappa al mese, tre province, 4000 anni di storia.

 

Oggi, come prima tappa, andremo a visitare l’area archeologica di San Martino di Campi.

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foto cultura.trentino.it

San Martino di Campi (provincia di Trento)
Gli intensi flussi migratori di questo periodo richiamano alla mente un’altra epoca che ha visto massicci spostamenti di popolazioni: l’età tardo-antica. In questi giorni, stampa, radio e televisione propongono continuamente articoli e servizi dalle zone di confine: la Turchia, l’Ungheria, l’area alpina. E non si può non notare come la storia si ripeta, perché oggi, come nel IV secolo d.C., i confini in questa parte d’Europa e d’Italia sono rimasti gli stessi. I confini… In realtà, in epoca romana, il limes (il confine) era considerato quasi più come una cerniera che come una barriera. E allora oggi noi torneremo su quei confini antichi e moderni nel contempo che costituirono il punto di incontro di tante popolazioni di origine diversa: faremo, infatti, visita all’area archeologica di San Martino, nella frazione di Campi di Riva del Garda.
Il sito, ad un quarto d’ora di macchina dal centro di Riva, è immerso nel bosco di castagni del monte San Martino a 800m. s.l.m.; per raggiungerlo, lasciata l’auto nel parcheggio all’imbocco del sentiero, bastano una decina di minuti circa di camminata. Il sito di San Martino è una realtà molto complessa che si conferma nel corso della storia come uno punto di passaggio strategico tra le Giudicarie inferiori, la Val di Ledro e l’Alto Garda. Potremmo, quindi, decidere di calarci nei panni di un pellegrino in visita al santuario del III secolo a.C. o, scendendo di qualche decina di metri più valle e risalendo in avanti di qualche secolo lungo la linea del tempo, potremmo vestire l’armatura di un soldato del IV secolo di stanza presso una delle basi del sistema di fortificazioni dell’arco alpino.
Ma ora incamminiamoci verso il santuario pagano dell’età del ferro: possiamo già avvertire l’odore acre prodotto dai roghi votivi offerti, in un ampio spazio all’aperto, a divinità femminili legate al mondo della natura e ai riti di passaggio. Le uniche strutture qui ora presenti sono costituite da muri di terrazzamento, ma fra un paio di secoli (a metà del I sec. a.C.), in questo stesso spazio, verranno eretti degli altari e realizzati degli ambienti utilizzati dagli officianti del culto e resi accessibili da un’imponente scala.
Dismessi i panni del pellegrino, immaginiamo, ora, di essere dei soldati e di dover consegnare un dispaccio importante all’autorità che ci attende nel suo palazzetto più a valle. Eccoci quindi attraversare le viuzze regolari che separano gli edifici del villaggio del IV secolo: sbirciando attraverso le finestre delle

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abitazioni a due piani, possiamo vedere le donne intente a cucinare o a tessere o, ancora, a sistemare nel piano seminterrato le derrate alimentari; le cisterne, per fortuna, sono piene d’acqua: qui, infatti, non ci sono sorgenti che garantiscano l’approvvigionamento idrico. L’attività nel villaggio è frenetica: dal limes reno-danubiano giungono notizie di continue incursioni nel territorio imperiale da parte delle popolazioni confinanti. Dobbiamo affrettarci.

Proseguendo, quindi, lungo il marciapiede della strada più larga, ci lasciamo il villaggio alle spalle per raggiungere la nostra meta: un grande edificio di pianta rettangolare dove possiamo immaginare abbia sede il rappresentante dell’autorità imperiale. Qualche secolo più tardi, in epoca carolingia o anche prima, proprio il muro orientale di questo edificio sarebbe stato riutilizzato come facciata di una chiesetta che, pur subendo nel corso del tempo diverse trasformazioni, continuerà a mantenere la sua funzione cultuale. Portata felicemente a termine la nostra importante missione, qui, sulla soglia della chiesa, si conclude anche il nostro primo itinerario, ma la conoscenza di questo sito può essere ulteriormente arricchita da una visita al centro di documentazione di Pranzo e al museo di Riva dove sono appunto conservati i reperti ritrovati a San Martino.
Per la prossima volta non dismettete i panni del soldato, perché andremo a visitare altri due insediamenti fortificati appartenenti all’età tardo-antica/alto medievale: l’area archeologica dell’isola di Sant’Andrea a Loppio e quella sul Monte San Martino a Lundo/Lomaso.