Sei anni fa Silvia e Paolo Cis, dell’azienda agricola con metodo biologico Pinabel, si sono inventati una sfida per garantirsi un “oro” nel Nord Italia. Non una medaglia ma una fiorente coltivazione, rinomata nel Sud, quella dello zafferano.

Una passione iniziata nel 2011.

Proprio allora i due coniugi si sono recati in Abruzzo per acquistare i pregiati bulbi della varietà Crocus sativus dell’Aquila e piantarli in un campo dell’estensione di meno di un ettaro. Una coltivazione ardua, quello dello zafferano.

Innanzitutto perché, dopo aver seminato prima della fine dell’estate e atteso il tempo per far crescere la piantina, la fioritura dei suoi incantevoli fiori color violetta avviene in un unico mese, nel periodo tra ottobre e novembre, e la raccolta dei loro stimmi – in media solo tre per ogni fiore – deve essere attenta e tempestiva per garantirne la corretta conservazione e, soprattutto, la qualità.

La partita si gioca in un mese e la produzione, se va bene, garantisce oggi all’azienda Pinabel un etto di filamenti rossi che vengono poi essiccati e conservati in appositi vasetti che i titolari commercializzano a partire dalla propria azienda sulla statale 240 tra Bezzecca e Tiarno di Sotto.

Nella Valle di Ledro il sole è di color zafferano

Il 20 e 21 maggio e il 2, 3 e 4 giugno la festa “Giallo e zafferano”.

Quella che è nata come piccola impresa familiare ha poi ottenuto il plauso dell’intera comunità della Valle di Ledro che, proprio allo zafferano, ha dedicato una celebrazione in chiave gastronomica. Le nuove date quest’anno sono il 20 e il 21 maggio e il 2, 3 e 4 giugno in cui i ristoranti locali sbizzarriscono la fantasia in cucina con la pregiata spezia, definita “del sole” per il suo colore vivace, ma non solo.

Lo zafferano una spezia leggendaria.

Afrodisiaco, tonificante, antiinfiammatorio, eccitante. Lo zafferano nella storia ha subito attratto per le sue virtù vivaci. Il nome della piantina sembra derivare da “Krocos”, il giovane affascinante che si innamorò, come spesso accade nella mitologia greca, della ninfa sbagliata, in questo caso della preferita del dio Ermes, e venne così tramutato in bulbo.

Di fatto i suoi primi utilizzi sono legati al suo profumo intenso e stimolante, tant’è che le donne greche lo impiegavano per profumare i guanciali prima di andare a letto, mente le popolazioni dei Sidoni e degli Stiri vi coloravano i veli delle spose a scopo propiziatorio. Con lo zafferano venivano inoltre profumate le abitazioni imperiali.

Acquisito dagli Arabi, venne Introdotto dalla Spagna in Italia indicativamente nel XIII secolo ed ebbe come culle quattro regioni: la Toscana, la Sardegna, l’Abruzzo e l’Umbria. Considerato che per ottenerne un chilo servivano circa 200.000 stimmi, era una spezia costosa e preziosa.

Zafferano mille usi, in primis a tavola.

Utilizzato dai pittori per realizzare colori giallo ocra, nell’alta profumeria per realizzare bouquet molto originali, in sartoria per tingere stoffe, lo zafferano trova oggi la sua consacrazione in cucina. La ricetta più rinomata è quella del risotto allo zafferano, che ha due versioni sulla sua origine.

La prima riferisce di un cuoco abruzzese emigrato a  Milano che in periodo di carestia conquistò la fama per aver insaporito riso lessato proprio con questa spezia, regalatagli da un pittore. L’altra racconta di un garzone vetraio che lavorava alla fabbrica del duomo di Milano e che avrebbe donato un gustoso risotto allo zafferano alla figlia in occasione del suo matrimonio.

Nella Valle di Ledro il sole è di color zafferano  Nella Valle di Ledro il sole è di color zafferano

La realtà è che oggi dal risotto lo zafferano – già impiegato per la paella – ha allargato la propria notorietà contemplando numerosi impieghi nella cucina creativa: da pesce profumato allo zafferano a pasta con deliziosi piselli primaverili, da creme di caprino con pistilli a originali dolci o gelati. La festa “Giallo e zafferano” ne offrirà una saporita scelta, sotto il sole zafferano della incantevole Valle di Ledro.