Il Mart di Rovereto cavalca i suoi 15 anni e apre una mostra che rende solo un’idea del suo imponente patrimonio di collezioni di pittura e scultura moderna italiana e che dialoga con esse. Un museo che, come ricordava il suo architetto internazionale Mario Botta “è nato dal desiderio di rendere giustizia alla storia e alla memoria importante della cittadina trentina” e a detta del suo direttore Gianfranco Maraniello “non invecchia mai, rappresentando una forma di resistenza che si contrappone all’appiattimento della cultura globale”.


Un realismo incantato che racconta il mistero

La nuova mostra “Realismo magico. L’incanto nella pittura italiana degli Anni Venti e Trenta” a cura di Gabriella Belli e  Valerio Terraroli, in collaborazione con 24ORE Cultura, che poi si sposterà a Helsinki e a Essen, beneficia delle peculiarità di questa cattedrale contemporanea dell’arte baciata dalla luce, attraverso vetrate che riverberano le montagne e geometrie che si proiettano nel cielo. L’atmosfera in cui le 70 opere sono immerse è rarefatta per dare piena espressione ai dipinti, disposti in modo da dialogare con il visitatore.

“La realtà può essere magica, incantata, malinconica”, spiega Gabriella Belli. “Il realismo magico costituisce la terza via che ci racconta il mistero della vita chiudendo gli occhi a una realtà storica che inizia a diventare invadente verso la cultura. In tutti i dipinti si ravvisa una sobrietà atemporale, il distacco ironico e consapevole della drammaticità dell’esistenza”. Una realtà solo in apparenza, che è, invece, elaborazione matematica del mondo e ci apre a universi paralleli.

Atmosfera sospesa tra la prima e la seconda Guerra Mondiale

Nel difficile clima del primo, aspro, dopoguerra, gli artisti europei si confrontano con le proprie disillusioni e con un rinnovato ma non semplice contesto. Dopo il dinamismo delle Avanguardie storiche, tra gli anni Venti e gli anni Trenta, si impone una tendenza artistica segnata dal recupero della tradizione pittorica e scultorea, ma allo stesso tempo erede delle ricerche sepolte dal conflitto. E la definizione “realismo magico” coniata nel 1925 dal critico Franz Roh contrassegna atmosfere sospese e surreali di dipinti realizzati con precisione la cui tematica è incarnata nel quadro di Henri Rousseau “La zingara addormentata” (1897).

 Da Ubaldo Oppi a Felice Casorati a Cagnaccio di San Pietro

Non un contrasto ma un punto di partenza per rappresentare stati d’animo tra i quali la meraviglia, l’attesa, la magia. Tra gli artisti spiccano Cagnaccio di San Pietro, Antonio Donghi, Felice Casorati, Ubaldo Oppi, Achille Funi e Carlo Levi. Accanto agli interpreti più noti operano alcuni artisti attivi nelle realtà locali dell’arte veneziana, triestina, torinese e romana, a conferma della trasversalità di temi e stili su cui converge l’esperienza pittorica italiana di quei decenni.

“Un’arte che sembri di tutti e sia nell’essenza per i migliori”

Lo scriveva Margherita Sarfatti. Una visita al Mart vale sempre. Il museo vive da 15 anni il realismo magico del suo carisma architettonico con un appeal espositivo contemporaneo.

 

Monica Sommacampagna