Inverno, Sostantivo maschile. La quarta stagione dell’anno (la più fredda e la meno illuminata)

MTB: TEPORI INVERNALI SUL MONTE BALDO

Così recita Google, e – basandoci esclusivamente sulle leggi fisiche – lo fa innegabilmente a ragione.

Nonostante ciò, io che per l’inverno simpatizzo fortemente, voglio provare a mostrarne un lato affascinante, con la speranza che i detrattori freddolosi si ravvedano e provino a guardare da una differente prospettiva questa stagione che – almeno attorno al Garda – sovverte i luoghi comuni.

Innanzitutto che lo si releghi ad ultima stagione dell’anno mi secca, perchè è con l’inverno che inizia l’anno, in fondo appartiene all’anno precedente solo per una decina di giorni (dieci giorni abbastanza festosi, peraltro!) e spesso ci si dimentica che fino al 21 marzo è Inverno.

Inoltre la luce, almeno alle nostre latitudini, non manca affatto: quando pedalo sulle montagne gardesane, immerso nei boschi spogliati dal fogliame, questa stagione rivela luci e paesaggi che per tutto il resto dell’anno sono invisibili. L’inverno è il momento in cui gli alberi si trasformano in merletti e lo sguardo può soffermarsi sulla trama dei rami, magari individuare un nido d’uccelli, oppure andare oltre, guardare il paesaggio che si trova a valle, o perdersi verso l’orizzonte.

MTB: TEPORI INVERNALI SUL MONTE BALDO  MTB: TEPORI INVERNALI SUL MONTE BALDO

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Quanto al freddo, si, potrebbe essere pungente, va previsto, gestito, sopportato, addomesticato al proprio fine, ma esattamente come il caldo, è la più soggettiva delle condizioni quando si tratta di stabilire se sia un disagio o un vantaggio. Non trovo affatto spiacevole affrontare una salita con temperature fredde, il fisico tende a scaldarsi da sé, e una volta che si è capito come vestirsi il gioco è fatto: al contrario, quando in estate le temperature salgono, c’è ben poco da fare. Ad esempio, per quanto ci si possa vestire leggeri, avere uno zaino in spalla per ore può diventare una vera sofferenza, se si pedala a 30 e passa gradi (cosa ormai normale nelle nostre estati anche a quote molto elevate).

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Comunque è abbastanza evidente che la maggioranza delle persone tendono a frequentare il Lago di Garda ed i suoi monti durante le stagioni più “calde” ma molto spesso l’idea che ho di questa consuetudine, è che si tratti più di una forma mentis che di una reale decisione basata sull’esperienza.

L’escursione “invernale” fatta alla vigilia di Natale, ad esempio, basterebbe a far ricredere molti:, ho sfruttato quella che viene definita “marcata inversione termica” e, sono uscito dalle nebbioline padane per andarmi a godere il microclima che si genera sul Baldo da una certa quota in poi grazie anche all’influenza del Lago.

Ho fatto base a San Zeno di Montagna ed ho pedalato fino a quota 1.300 circa, con l’idea di andare a Malga Zocchi a vedere uno dei luoghi più belli del Baldo meridionale.

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Non solo il panorama era mozzafiato, tanto che sono rimasto in contemplazione fino al tramonto, ma il clima era tiepido, anzi, dato che l’inverno viene definito “freddo” io quel giorno lo voglio chiamare …caldo.

A corollario di questa piacevole esperienza fisica, l’appagamento della vista: gli appennini a sud, che emergono dalla foschia della pianura, le Dolomiti di Brenta innevate a nord, l’Adamello e il Carè Alto a ovest, e, meraviglia ben nota ai frequentatori abituali del Monte Baldo, l’apparizione del Monviso al crepuscolo. Se non sono luci che infondono calore queste…

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Il bello dell’inverno, è anche che invita alla saggezza, alla precauzione ed alla lentezza, inutile ostinarsi a proseguire se il meteo cambia o partire a tutti i costi se le previsioni sono di vento gelido e bufere di neve!

Quel giorno non mancavano tratti di strada appena innevati, al di sopra dei 1.000 metri di quota, ma in tutta sicurezza e con la bici a mano in qualche punto, ho guadagnato la località Pozze di Pralongo e mi sono diretto a Malga Zocchi dalla strada forestale. Nulla di trascendentale insomma, un’escursione che, in MTB, richiede qualche accortezza nella preparazione (ad esempio qualche capo di abbigliamento di ricambio, dei copriscarpe – o scarponcini invernali – per evitare il temutissimo freddo ai pedi, guanti invernali, una borraccia termica), oltre ad un allenamento adeguato… ma quello ce lo portiamo dietro dall’estate, o no?

E se proprio non vi ho convinto, se non volete rischiare di patire troppo “freddo”, e decidete quindi di rimandare la prossima gita in montagna a primavera, sappiate che manca comunque poco al risveglio – e che risveglio – della natura.

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