Un’avventura nell’avventura

8 Ottobre. È l’alba di un fresco martedì, giornata uggiosa, nuvole basse. La statale Gardesana scorre liscia, quasi come fosse mia. La webcam in loco non promette aperture ai raggi del sole, ma l’entusiasmo è talmente alle stelle, che decidiamo di salire ugualmente.

Come recita il titolo di un famoso cruciverba, questa “la meta della nostra gita”: Bocca Larici e Cima Larici. Si tratta di due punti molto panoramici che, chi ama profondamente il lago di Garda, non può assolutamente perdersi.

Arriviamo a Pregasina (piccola frazione di Riva del Garda) e parcheggiamo sotto la chiesa di San Giorgio. Da lì inizia il sentiero più facile e diretto per la nostra destinazione.

Scendiamo dall’auto e subito ci immergiamo nella calma ovattata che ci circonda; incredibile l’automatismo di parlare sottovoce, ossequiosi della natura e del paesino ancora addormentati. È così raro il sano silenzio. Come è raro rispettarlo quando si è in compagnia, senza creare imbarazzo.

L’andata è tutta in salita, facile, in mezzo al bosco. Il dislivello è di circa 400 metri; con un’andatura media ci si impiega un’oretta. Gli ultimi passi portano ad un bivio: a sinistra si trova Bocca Larici, che allarga lo sguardo su Riva del Garda, Torbole e tutta la parte nord del lago. A destra invece si trova Cima Larici che, da sopra Limone, apre la vista fino alla sponda sud. 

La magnificenza dei panorami che vi si staglieranno davanti, posso assicurare vi lascerà letteralmente senza fiato. Entrerete in forte connessione con questo elemento: la potenza della natura. Vi sentirete dei piccoli Re per qualche istante. Approfitterete di questo contatto per lanciare la vostra energia nell’universo, perché i vostri occhi non vedranno confini, ma uno spazio immenso che pare accorciare la strada con il cielo. 

Quindi mi raccomando, scagliate verso questo orizzonte infinito, l’eco delle vostre emozioni. Liberatevene. Liberatevi soprattutto delle vostre frustrazioni, magari ammettendole a voi stessi proprio qui, sul pulpito del mondo. Come canta Ligabue: “… è un po’ come sputare via il veleno, urlando contro il cielo! Oh-oh-oh…” E non ditemi che non siete tornati indietro a rileggerla cantando! Già questo scioglie un sorriso, immaginatevi a farlo veramente!

Come diceva sempre mia nonna Dea: “un viaio, du servisi” (un viaggio, due servizi). Trekking salutare per il fisico e trekking terapeutico per la mente ed il cuore. Questo ovviamente vale per tutte le volte che avrete occasione di fare un bel giro in mezzo alla natura; con un’unica differenza però: qui, vi verrà automatico.

BOCCA LARICI e CIMA LARICI
A testimonianza che, anche quando è nuvoloso, la vista appaga moltissimo!

Con addosso l’adrenalina per la felicità provata nasce l’idea maestra: ritornarci per guardare questo spettacolo al tramonto. Con le luci morbide che accarezzano lago e montagne, attutendo la frenesia della giornata che si conclude; e dando il benvenuto al tempo della quiete, del riposo, dell’introspezione. Senza distrazioni, senza impegni, senza orologio che galoppa a schiavizzare le circostanze. 

BOCCA LARICI e CIMA LARICI

17 Ottobre. Ci siamo. Un paio di whatsapp per corcordare gli orari e si riparte. Giornata piena di sole, con un caldo fuori stagione. Sono in anticipo e decido di non prendere l’autostrada.

Da qui in poi capirete perché, sotto il titolo di questo racconto, ho scritto “un’avventura nell’avventura”.

Come tutti ben sappiamo la vita è imprevedibile e soprattutto è fatta di scelte. Mi fermo o faccio finta di nulla? Ho sempre pensato che se il fato mi avesse regalato un animale bisognoso da salvare lo avrei tenuto, perché voleva dire che era destinato proprio a me in quel preciso momento. E questo, mi è capitato lungo la strada che mi stava portando verso il punto di incontro pattuito.

Lo vedo con la coda dell’occhio spuntare luccicante, in mezzo ad un cumulo di foglie secche, mentre cercava spaventatissimo di attraversare la strada. Un gattino tutto bianco, piccolissimo. Fermo l’auto più avanti alla bell’e meglio. Smonto e corro veloce verso quella povera creatura pensando: “se è ancora lì, è visibilmente abbandonato e si lascia prendere… preparati: tra qualche istante la tua vita cambierà”. E così è stato. Il resto è storia, ora sta benissimo ed ovviamente quella sera, all’ora del tramonto, ero con lui dal veterinario!

BOCCA LARICI e CIMA LARICI
Ve lo mostro in questa foto, che lo ritrae finchè mi tiene compagnia nel correggere ciò che state leggendo. Inutile sottolineare che è l’unico scatto decente dopo una serie in cui: gioca con i fogli, rosicchia la mia penna, morde la manica del mio maglione, vuole a tutti i costi venirmi in grembo per dormire.
Fino a qualche giorno fa zoppicava ancora, perché aveva i cuscinetti ustionati ad entrambe le zampine anteriori. Era anche infestato di pulci, che dopo la lozione ed un necessario bagno, sono completamente sparite. Da buon gatto bianco è pure sordino, e non potrà circolare liberamente perché non si accorgerebbe dei pericoli e delle macchine in transito.
Io da offrirgli in effetti ho solo un appartamento, ed a quanto pare è proprio ciò che fa al caso suo. Al caso mio invece fa il suo carattere, dolce e colloso, che mi fa dimenticare di essere sola a casa. A proposito, lui si chiama come il giorno fortunato in cui ci siamo incontrati: DICIASSETTE.
BOCCA LARICI e CIMA LARICI
Panorama da Bocca Larici.

25 Ottobre. Stavolta ci siamo veramente. Il foliage autunnale è al suo massimo splendore e ci perdiamo nei colori dorati che ci circondano.

Lo zaino è più carico del solito. Mi sono inventata di portare delle lucine di Natale a batteria trovate dai cinesi, una enorme mug di ceramica col peso specifico del mercurio, ed una coperta di lana di alpaca comperata in Perù 5 anni fa (finchè scrivo sghignazzo, perché questo elenco mi fa rivivere la scena di Fantozzi e Filini, in cui viene descritto il loro bizzarro vestiario per una nebbiosa partita di tennis).

Nella mia fantasia immaginavo il ritratto di una donna presa di spalle, accoccolata nella coperta ed assorta a guardare il tramonto, ormai quasi alla fine, bevendo dalla tazza. Accanto a lei la fila di lucine appallottolate per illuminarne la silhouette in controluce. Una scena romantica e trasognante insomma.

E invece…invece la foschia si è impadronita della profondità di campo, che ha fagocitato il panorama. Il Peler ha iniziato a soffiare gelido, congelando noi ed ogni istinto creativo. Poi nell’ordine sono arrivati: un turista con la sua compagna che, invece di godersi la meta con lei, ha iniziato a fotografare la sua bici da mille angolazioni; una numerosa famiglia con mamma, papà, 3 splendide figlie adolescenti, e sul più bello, in cui ridendo per la gran caciara che facevano, ci siamo chiesti: “arriverà mica anche la nonna?”, eccola spuntare con le sue bacchette da nordic walking come un vero Boss!   

BOCCA LARICI e CIMA LARICI
In questa foto potrete notare la differenza tra una adolescente moderna, che è arrivata vestita così e non ha mai battuto ciglio per il freddo, ed una quasi quarantenne, incredula, che borbotta mentre si sta congelando!

Morale della favola: dopo un servizio fotografico degno di Vogue, la famiglia se n’è andata, noi abbiamo utilizzato le lucine di Natale per addobbare un piccolo pino e soprattutto abbiamo capito quanto sia vero questo: la vita a volte regala e a volte te la fa sudare, nonostante le buone intenzioni. Siamo ancora senza una bella foto nitida del tramonto, ma non demorderemo! Tornerei qui all’infinito, per quanto è splendida la vista e per quanto è stato divertente camminare al buio, nel bosco, con le torce frontali!

Ma alla fine sapete qual è stato il vero segreto per godere dell’esperienza, nonostante gli intoppi? Semplicemente la condivisione. Il poter volgere il capo verso un viso amico e sorridersi complici. L’inventarsi nuove idee per fare foto creative, o scherzose, che suggellino il ricordo della gita. Il divertirsi durante ed il continuare a farlo, commentando poi. Il sentirsi profondamente fortunati per essere stati lì, in quel piccolo “qui ed ora”, che vale come un balsamo per i nostri ricordi. 

Foto e testo di Silvia Turazza.

Questo il link del sentiero che abbiamo percorso e del giro più lungo e completo, per chi desidera farlo: http://www.gardatrekking.com/itinerari/ledro/da-pregasina-a-passo-rocchetta

Se vi è venuta voglia di ascoltare “Urlando contro il cielo”: https://youtu.be/FVvkZJuiM1s

E poi loro, l’intramontabile coppia Fantozzi e Filini: https://youtu.be/TiIBxBv9w1s

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Silvia Turazza
Secondo l’arte dell’onomanzia, il significato del mio nome è così descritto: “vive nei boschi, silvestre e selvaggia”. A volte il fato conosce la tua strada prima di te, e ti forgia con le esperienze più affini. Casa base a Verona, casa del cuore a Castelletto di Brenzone. Appassionata di trekking, fotografia e scrittura, che unisco in piccole avventure. Amo poi raccontarle filtrandole con i miei occhi ed il mio sentire, nel modo più vivido e pulsante che mi appartiene. Se mi cercate, mi trovate nel bosco vista lago.

3 COMMENTI

  1. Come sempre la tua scrittura incanta e porta le persone ad essere co-protagoniste delle tue avventure; ad avvertire i brividi del Peler, a forzare la vista per penetrare inutilmente la foschia, a sgranare gli occhi alla vista di una canotta portata con disinvoltura in una giornata autunnale e uggiosa e ad aprire il cuore davanti all’immagine del Diciassette più fortunato del mondo! Brava!

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