“600 metri di dislivello in appena 2 chilometri e mezzo?” strabuzzo gli occhi finchè leggo le informazioni per salire. 

La strada si prospetta irta come quella che fanno le caprette per brucare l’erba più buona. Annuisco sorniona; del resto le mete belle bisogna guadagnarsele, e vi dico già che ne vale ampiamente la pena.

Santuario Madonna della Corona
MADONNA DELLA CORONA – Breve cenno storico (chi s’annoia lo salti pure):
Documenti medievali attestano che già intorno all’anno Mille nell’area del Baldo vivevano degli eremiti legati all’Abbazia di San Zeno in Verona e che almeno dalla seconda metà del 1200 esistevano un monastero ed una cappella dedicata a S. Maria di Montebaldo accessibili attraverso uno stretto e pericoloso sentiero nella roccia. Una tradizione collocava la nascita del Santuario della Madonna della Corona nel 1522, anno in cui l’omonima scultura qui venerata sarebbe stata miracolosamente traslata per intervento angelico dall’isola di Rodi, invasa dall’armata mussulmana di Solimano II; ma la datazione viene smentita dall’esistenza, nei recessi dell’attuale Santuario, di un dipinto di una Madonna con bambino, di fattura trecentesca, che costituì la prima immagine venerata nell’originaria chiesetta, che da essa prese il nome.

Scelgo di fare questa gita in una domenica di sole, conscia che nel pomeriggio il cielo cambierà umore, e con la prima neve che ha già macchiato di bianco il panorama.

Si parte da Brentino Belluno (provincia di Verona). Basta parcheggiare l’auto in centro paese e seguire le indicazioni per il Sentiero dei Pellegrini (altrimenti detto Sentiero della Speranza). Si inizia da una bella scalinata che nel giro di poche decine di metri porta già nel bosco. Da qui, vi saranno più di 1.500 gradini, alternati a tratti di sentiero in salita, a tenere in forma i quadricipiti. In alcuni punti è presente un corrimano in ferro (come quelli delle ferrate) che permette nelle giornate di pioggia (o di ghiaccio e neve come nel mio caso) di potersi aggrappare.

Santuario Madonna della Corona
Il Sentiero dei Pellegrini che sale nel bosco.

Il sentiero più sale e più diventa panoramico, offrendo numerosi scorci sulla Val d’Adige e le montagne circostanti.

Santuario Madonna della Corona
Panorama della vallata sottostante.

L’ultimo tratto è una scalinata molto ardita, a zig zag, incisa direttamente nella roccia a parete verticale del monte Cimo.

Santuario Madonna della Corona
L’inizio della scalinata.

Si sale incontrando varie stazioni della Via Crucis: misteri gaudiosi, misteri della luce, misteri dolorosi, misteri gloriosi; ed infine ben 7 capitelli (rappresentanti i Sette Dolori di Maria) portano fino all’ultima gradinata ai piedi della chiesa.

Inutile ogni descrizione, non servono orpelli per dare l’onore che merita tanta magnificenza. Lascio che parlino le foto per me, in una splendida fusione fra natura ed architettura (che secondo me non fanno rima a caso).

Santuario Madonna della Corona
MADONNA DELLA CORONA – Per fare questo scatto mi sono “cuccata” nell’ordine:
– “scusi, gentilmente ci fa una foto?” Con tanto di formazione del gruppo abbarbicato sui vari gradini. “Lei è bravissima, grazie!” E subito si è aperta invisibile la mia coda di pavone
– varie coppie con la stessa tiritera tra selfie e slinguazzate d’amor
– ed infine ho concluso la mia attesa urlando a 3 persone: “Signore per cortesia potete spostarvi? Siete le uniche dentro la mia inquadratura e se fate qualche passo in là – indicando la direzione a tutto braccio – riesco a fare una fotografia pulita”. Gentilissime hanno eseguito l’ordine.
Ho sempre pensato che la maggior parte dei problemi si risolva con la parola pronunciata, non certo con quella pensata fra se e se, che rimane silente e disattesa.

L’unico neo, a parere mio, è la presenza di un fornitissimo negozio di souvenir. Non amo quando si mescolano il lucro ostentato con la sacralità.

Per un attimo ho ricordato la mia visita alla splendida chiesa di Padre Pio a San Giovanni Rotondo. Era un bazar dei souvenir più disparati; rammento ancora una statuina del gatto egiziano, penne con le piume di struzzo ed una serie di gingilli atroci che sminuivano la bellezza del posto e la sua santità.

Per me basterebbero le medagliette ed i libricini che si trovano all’interno del Santuario e per i quali si mettono le monetine richieste nell’apposito offertorio. Quelli parlano ampiamente per noi a chi ne facciamo dono:  “sono salita fin qui con le mie forze ed ho pensato al tuo bene”.

Santuario Madonna della Corona
Qui ho acceso una candela, chiedendo di proteggere mia madre e di farmi realizzare come donna, in tutte quelle meravigliose sfumature che ci contraddistinguono. Non c’entra nulla la fede, ho semplicemente mescolato le mie energie con quelle dell’universo, in un luogo mistico che mi ha regalato una profonda pace.

Questo posto mi ha insegnato che tutti possono arrivare in cima. Un passo dietro l’altro, ognuno col suo ritmo. Non serve essere baldi giovani allenati; lungo il percorso ho incontrato persone delle più disparate età, più o meno equipaggiate da trekking e tutte consce che l’unico peso era lo zaino sulle loro spalle. I fardelli del cuore erano già in cima, pronti per volare via. Nel bosco c’è spazio solo per gesti gentili, per spartire la borraccia, per condividere la fatica con un sorriso e per il sano silenzio.

P.S.= il Santuario è aperto tutto il giorno, tutto l’anno. Mica male raga.

Testo e fotografie di Silvia Turazza.

Find me on Instagram: @silvia_turazza

5 COMMENTI

  1. Un’altra bellissima descrizione di un posto che dovrò sicuramente visitare!
    Condivido l’impressione di disgusto avuta a Porto Rotondo e questa tendenza a mescolare il sacro al profano. Mi piace il modo in cui condividi le tue esperienze e le fai sentire parte degli altri.

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