Sette giorni sul Garda in bici, da Trento alla Valle del Mincio

Pedalare attorno al lago di Garda in un anello continuo oggi non si può: la Gardesana ha tratti stretti e gallerie. Ma in sette giorni, mettendo insieme treno, traghetto e bicicletta, attraversi tutto il territorio da Trento a Riva, scendi lungo la sponda veronese e arrivi fino a Mantova e Verona. Ecco l'itinerario tappa per tappa

Il giro del lago di Garda in bici, inteso come un anello continuo attorno alla riva, oggi non si può ancora fare per intero in sicurezza. Ma in sette giorni, alternando treno, traghetto e pedalate, parti da Trento, scendi al lago lungo la ciclabile che costeggia l’Adige, attraversi l’Alto Garda e la sponda veronese e chiudi nella pianura del Mincio, tra Mantova e Verona.

Si può davvero fare il giro del lago in bici?

È la prima domanda che si fa chiunque guardi la cartina, e la risposta onesta è che pedalare l’intero perimetro restando sempre in sede protetta non si può. I punti critici sono noti. La sponda lombarda, da Limone verso Salò, è un susseguirsi di gallerie strette. Il tratto trentino fra Torbole e Malcesine obbliga alla statale per chilometri, con il buio dei tunnel e il traffico. Proprio per questo il traghetto diventa parte del percorso e non un ripiego: ti porta oltre i passaggi pericolosi e ti rimette in sella dove pedalare torna piacevole. Sulla sponda veronese, invece, buona parte della costa è già percorribile in sicurezza, e i pochi chilometri rimasti su Gardesana aperta si fanno con le luci accese e un po’ di attenzione. Il giro, insomma, lo fai lo stesso, e bene, a patto di pensarlo come un viaggio a tappe.

Quando partire

Il viaggio dà il meglio in primavera, fra aprile e maggio, e in autunno, da metà settembre a ottobre. Le giornate sono lunghe, gli ulivi e i vigneti hanno il colore giusto e nel pomeriggio la luce arriva bassa sull’acqua. Le temperature reggono bene anche sulla salita verso Nago e sui rettilinei aperti della pianura del Mincio, dove invece il caldo dei mesi centrali dell’estate si fa pesante. Per questo luglio e agosto è meglio lasciarli perdere.

La nostra proposta di tour in sette giorni

Giorno 1. Da Trento a Riva lungo l’Adige

Carichi la bici sul treno fino a Trento. In base all’orario di arrivo vale la pena fermarsi un poco in città prima di partire, perché Trento lo merita davvero. Poi imbocchi la ciclabile della Valle dell’Adige, asfaltata e quasi sempre in piano, che segue il fiume tra i meleti e le pareti di roccia del fondovalle.

È lo stesso tracciato che d’estate si riempie di cicloturisti tedeschi diretti a sud, e una sosta al bicigrill di Nomi fa parte del rito. Dopo una cinquantina di chilometri, nei pressi di Mori, lasci l’Adige e affronti l’unica vera salita del viaggio, breve, verso Nago. Al Forte il lago compare tutto in una volta in fondo alla conca, con Torbole e le sue vele puntinate sull’acqua quando nel pomeriggio si alza l’Òra, il vento da sud. Da lì scendi a Torbole e a Riva del Garda, con circa tre ore di pedalata tranquilla alle spalle.

È la prima tappa del viaggio: qui scegli dove dormire a Riva del Garda.

Giorno 2. La Busa, senza bagagli

Il secondo giorno lasci le borse in albergo e pedali leggero. Una possibilità è la Valle dei Laghi: risali verso Sarche e raggiungi il lago di Toblino, con il suo castello sull’acqua, prosegui per Cavedine e attraversi le Marocche di Dro, una distesa di massi franati dalla montagna millenni fa, prima di rientrare lungo la ciclabile delle Sarche, asfaltata per intero.


L’alternativa è il sentiero del Ponale, la vecchia strada sterrata scavata a picco nella roccia sopra Riva, oggi vietata alle auto, che sale verso la Val di Ledro affacciandosi sul lago da un terrazzo dopo l’altro. In entrambi i casi torni a dormire dove hai cominciato.

Giorno 3. La giornata sull’acqua

Qui il Lago di Garda diventa parte del percorso. Prendi il battello (vedi orari Navigarda) a Riva o Torbole e attraversi fino a Limone sul Garda, sull’altra sponda: tra Riva e Limone non esiste ancora un collegamento ciclabile continuo, e la navigazione è il modo giusto per superare quel tratto. Visiti il borgo e percorri la passerella sospesa, ancorata alla parete a una cinquantina di metri sull’acqua, che quando è affollata conviene attraversare a piedi, con la bici a mano.

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Riprendi poi il traghetto che taglia il lago di traverso fino a Malcesine, ai piedi del castello scaligero dove Goethe fu preso per una spia mentre lo disegnava, con la funivia che sale girando su sé stessa verso il Monte Baldo. Prima di rimetterti in sella dai un’occhiata al castello, al Palazzo dei Capitani e ai vicoli del centro.

Dal porto cominci a scendere verso sud. Superi la Val di Sogno, riparata in un’insenatura, e Cassone, un porto di barche da pesca attraversato dall’Aril, che con i suoi pochi metri si contende il titolo di fiume più corto del mondo.

Attraversi poi i piccoli borghi di Brenzone e, un paio di chilometri dopo Castelletto, la ciclabile finisce: prosegui sulla statale, un tratto in piano lungo il lago dove le auto vanno piano, ma serve attenzione. Arrivi così a Pai di Sotto e, poco oltre, a Torri del Benaco o a Garda, dove passi la notte. Anche il collegamento fra Torri e Garda corre su statale, per aggirare Punta San Vigilio.

Una deviazione che vale il tempo, e si fa a piedi. Lasci i bagagli in hotel a Torri, sali con la bici i due chilometri di tornanti fino a Crero, un borgo di case in pietra e vicoli stretti che ricorda un paese della Provenza affacciato sul blu. Lì lasci la bici e prosegui a piedi sul senter de mes, il sentiero di mezzo, fino al ponte tibetano: una passerella d’acciaio lunga una trentina di metri, sospesa a una quarantina sopra la valle, che porta a Pai di Sopra. Poi torni indietro a riprendere la bici. Sono un paio d’ore di cammino tra gli ulivi e il bosco, con il lago che si apre a tratti, e la puoi fare nel pomeriggio dell’arrivo o la mattina dopo, prima di ripartire.

Giorno 4. La Riviera degli Olivi

Lungolago ciclopedonale di Garda (VR).

È la tappa più dolce, quasi tutta sulla ciclopedonale che corre a filo d’acqua tra gli ulivi. Da Torri del Benaco, con il castello scaligero e la sua limonaia, segui la costa fino alla baia di Punta San Vigilio, una lingua di cipressi e una vecchia locanda sull’acqua, poi tocchi Garda sotto la sua Rocca e arrivi a Bardolino, dove si fa il vino e dove i pali di un villaggio dell’età del bronzo affiorano ancora dal fondo del lago. Poco oltre c’è Lazise, chiusa nelle mura e nel castello scaligero, con la Dogana Veneta affacciata sul porto: fu il primo comune libero d’Italia. In un’altra mezz’ora di pedalata entri a Peschiera, dentro le fortificazioni venete che l’UNESCO ha messo tra i suoi siti. È una giornata leggera, fatta per scoprire i borghi con calma: prenditi il tempo di fermarti. Notte a Peschiera o Lazise.

Giorno 5. Il Mincio fino a Mantova

Da Peschiera imbocchi la ciclabile del Mincio, ricavata dal sedime di una ferrovia dismessa che fino agli anni Sessanta portava i villeggianti dal lago alla pianura. Corre piatta tra campi di frumento e papaveri, lungo le anse del fiume, fino a Borghetto sul Mincio, una frazione di Valeggio tra i borghi più belli d’Italia: case e mulini ad acqua costruiti sul pelo dell’acqua, e sopra di loro il lungo ponte visconteo che sbarra la valle.

Qui in molti si fermano per i tortellini di Valeggio, il nodo d’amore. Ripreso il fiume, in un paio d’ore attraverso il parco del Mincio arrivi al ponte che entra a Mantova scavalcando il Lago Superiore: la città dei Gonzaga si presenta cinta dai suoi tre laghi, con il Palazzo Ducale e gli affreschi del Mantegna e, poco fuori, il Palazzo Te di Giulio Romano.

È una città ricca di storia e d’arte, dove si mangia e si beve bene: a Mantova si nutrono il corpo e l’anima. Notte a Mantova.

Giorno 6. Da Mantova a Verona

Risali un’ultima volta il Mincio, ripassi da Borghetto e Valeggio, poi lasci il fiume per le colline moreniche del Custoza, tra i vigneti e i campi dove l’Ottocento combatté le sue battaglie: gli ossari di Custoza e di San Martino, poco lontani, ne conservano la memoria. Da lì arrivi a Verona ed entri in città da Piazza Bra, davanti all’Arena romana. Sono una cinquantina di chilometri quasi tutti in piano, e ti resta il pomeriggio per il centro, la casa di Giulietta, Castelvecchio e le anse dell’Adige.

Chi ha un giorno in più può deviare verso la Valpolicella, le sue ville e l’Amarone. Notte a Verona.

Giorno 7. Il ritorno

Carichi un’ultima volta la bici sul regionale e risali la valle dell’Adige fino a Trento, da dove eri partito: il cerchio si chiude senza dover ripedalare a ritroso quello che hai già visto.

Se hai ancora gambe puoi invece tornare in sella da Verona e risalire la valle dell’Adige: passi da Rivoli, dove Napoleone sconfisse gli austriaci nella battaglia a cui è dedicata la Rue de Rivoli a Parigi, attraversi i vigneti della Val d’Adige e visiti il castello di Avio prima di rientrare a Trento. È una tappa lunga, da mettere in conto solo se sei allenato.

Logistica: treno, traghetto, noleggio

Sui treni regionali la bici viaggia con un supplemento e, su alcune tratte, conviene prenotare il posto. I battelli e i traghetti del lago trasportano le biciclette, ma orari e linee cambiano con la stagione, quindi controlla sempre prima di partire sul sito di Navigarda. Nella zona del Mincio, oltre al treno, esiste un servizio di bicibus su prenotazione, utile per spostarti senza ripercorrere la stessa strada. Se non porti la tua bici, nelle località di tappa trovi noleggi di city bike ed e-bike.

Domande frequenti

Si può fare il giro completo del lago di Garda in bici?

Non come anello continuo e protetto: alcuni tratti, soprattutto sulla sponda lombarda e fra Torbole e Malcesine, restano su statale con gallerie. Il giro si fa unendo le ciclabili esistenti e usando il traghetto per saltare i passaggi pericolosi.

Quanti giorni servono?

Per attraversare con calma tutto il territorio, da Trento a Mantova e Verona, conta una settimana. Chi ha meno tempo può fermarsi alla parte di lago e chiudere a Peschiera.

È un itinerario adatto alle famiglie?

Le singole ciclabili piane, come quella del Mincio o le ciclopedonali della sponda veronese, sono perfette anche con i bambini. L’intero viaggio a tappe, con una cinquantina di chilometri al giorno per più giorni e alcuni tratti su statale, è invece pensato per chi pedala con regolarità o usa una e-bike.

Serve la bici elettrica?

Non è obbligatoria. Il percorso è quasi tutto pianeggiante, con un solo strappo verso Nago il primo giorno. L’e-bike rende però più comode le tappe lunghe e la giornata in Alto Garda.

In che senso conviene percorrerlo?

Da nord verso sud, partendo da Trento. Affronti la breve salita iniziale a gambe fresche, poi scendi verso la pianura, con il vantaggio del rientro comodo in treno da Verona.

Walter Sestili

Destination Marketing manager dal 1998, innamorato del Lago di Garda e delle sue opportunità. Da qui nasce il progetto Garda Outdoors, un luogo dove la passione per questo territorio incontra la curiosità del turista per visitare e scoprire le bellezze del più bello e grande fra i laghi italiani.

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