Virginia Tortella è un’iniezione di positività. Da come racconta la sua storia, carica come una molla, s’intuisce quanto sia stata importante e fondamentale per il suo nuovo percorso. Ha deciso di affrontare un’impresa ardua: attraversare a nuoto, a rana, il Lago di Garda per ricordare il suo amato fratello che otto anni fa, dopo una lunga malattia, è deceduto.

Ci è riuscita in 4 ore e 7 minuti. Una storia che stringe il cuore e che si rivela catartica per chiunque abbia subìto un lutto troppo doloroso da superare.

Ecco, tappa dopo tappa, l’incredibile storia di “Virginia la Rana”.

In memoria del fratello attraversa il Garda a nuoto

Maratona di New York

Quando è nata l’idea della traversata?

Tre anni fa mentre ero in vacanza in Puglia, ho fatto il percorso della salute all’interno dell’albergo in cui soggiornavo. All’improvviso ho avuto una visione! Mio fratello Massimiliano mi diceva: “Fai la maratona di New York”. Mi sono data da fare e ho chiesto aiuto ad Orlando Pizzolato (l’ex maratoneta, olimpionico italiano) che mi ha dato le indicazioni giuste, preparando per me le tabelle. Mi sono allenata insieme al mio medico di base per nove mesi, sono andata a New York e ho partecipato alla maratona arrivando fino in fondo. Successivamente ho preso parte alla maratona di Amsterdam, riuscendo a finire anche quella. Mi sono resa conto, però, di quanto la corsa sia usurante per me e ho deciso di passare al nuoto.

È stata un’agonista in passato?

Mai fatto sport in vita mia prima di tre anni fa!

Perché proprio il lago di Garda?

Mio fratello fece la prima traversata all’età di 14 anni (io ne avevo 16) ma non sapendo di dover toccare terra tornò indietro e l’impresa non fu presa in considerazione. A vent’anni decise di rifarla: Pacengo-Sirmione, circa 10 km con le correnti, percorsi in 5h33’. Era soprannominato “La rana del lago”. Attraversò anche lo stretto di Messina, andata e ritorno nello stesso giorno. Ho pensato di attraversare il nostro lago in sua memoria.

In memoria del fratello attraversa il Garda a nuoto

La vestizione

 

Qual è stato il suo itinerario e con quale equipaggiamento ha affrontato il lago?

Ho deciso di percorrere al contrario il tragitto di mio fratello, quindi ho nuotato da Sirmione a Pacengo. Ho indossato solo una muta di due millimetri, obbligata dalla protezione civile che mi ha seguita in barca con un equipaggio di tre persone più il mio medico di base, Claudio Scattolini. Inoltre mi seguivano in barca a vela mio marito Claudio con i miei due figli Marvin e Andrea, e le loro fidanzate. C’era anche il mio coach, Nicola Valenzin di Verona Apnea, con il kayak.

Quando ha iniziato ad allenarsi e per quante ore al giorno?

Ho cominciato nove mesi fa con sei allenamenti la settimana, di cui quattro di nuoto e due di bicicletta. Una media di 2-3 ore al giorno di nuoto, sia in piscina sia nel lago, e circa 35 km di bici.

Perché ad ottobre e non nei mesi estivi?

Ho scelto ottobre perché i battelli fanno orari ridotti e ci sono meno motoscafi. L’acqua è ancora calda ma non troppo e il livello dell’invaso è ottimale. Tra l’altro la giornata era perfetta.

In memoria del fratello attraversa il Garda a nuoto

Durante la pausa per alimentarsi

 

Quattro ore sono lunghe, non si è mai fermata?

Sì, ho fatto delle pause ogni 40 minuti per circa 5 minuti ognuna. Dovevo alimentarmi e sono stata seguita da una nutrizionista, Stella Giulia Pontarollo, e da un massaggiatore, Denis Codognato, che non erano con me ma mi hanno spiegato prima cosa fare. Ho consumato 900 calorie ogni 40 minuti, nuotando a rana, e ad ogni sosta ho mangiato – restando in acqua – una barretta, un panino con la marmellata e, alternati, una banana o del miele. Inoltre ho bevuto del tè verde caldo con miele, zucchero e limone. Ho bevuto anche l’acqua del lago, e sono ancora viva, e ho incontrato un pescatore che voleva offrirmi del prosecco (Virginia ride, ndr).

In memoria del fratello attraversa il Garda a nuoto

La traversata

 

A cosa pensava durante la traversata?

Prima di partire ho preparato una scaletta dei pensieri. Il primo step l’ho passato pregando, perché sono molto credente. I secondi 40 minuti li ho passati cantando una canzone, l’ultima di Lady Gaga, “Million reasons”. Nel testo chi canta chiede al Signore la forza di lasciare andare un uomo, che nel mio caso era mio fratello. Dovevo elaborare il lutto. Il tempo passato dentro l’acqua mi ha portato a rivivere la mia infanzia con lui e ho capito che dovevo lasciarlo andare. È stato come se fosse lui a chiedermelo, come se mi dicesse: “Fattene una ragione, vai avanti, tanto io sono con te”.

In memoria del fratello attraversa il Garda a nuoto

L’arrivo

 

Ci racconti il suo arrivo.

Sarei voluta arrivare nello stesso punto in cui partì anni fa mio fratello, ma quel pontile non c’è più. Adesso c’è una lastra di cemento ad un’altezza di circa 50 cm dal pelo d’acqua, che dista 400 metri dalla spiaggia più vicina. Sono passata prima da lì, dove mi aspettava mia sorella Anita con un mazzo di fiori. Quando l’ho vista, da lontano, ho iniziato a piangere e il mio coach ha pensato che stessi cedendo, ma non era così. Le lacrime si mischiavano all’acqua del lago. Una volta giunta alla lastra, mia sorella mi ha dato i fiori da adagiare nell’acqua e dopo aver indugiato un paio di volte l’ho fatto: ho lasciato andare mio fratello. Mi sono tuffata sotto i fiori, sono ripartita e ho raggiunto il traguardo.

 

E cos’è successo?

I cittadini di Pacengo hanno creato un canale di boe negli ultimi 400 metri e all’arrivo ho trovato un tappeto rosso con in fondo un pannello, fatto dalle mie amiche (del fan club di Virginia, ndr), su cui è stata cucita una rana di stoffa e gommage di plastica, con un cuore e una foto di me, mio fratello e mia sorella. La canzone di Lady Gaga andava a tutto volume. Ho abbracciato il mio coach e chiunque fosse lì per me. C’erano anche i sindaci di Peschiera del Garda, Orietta Gaiulli, e di Lazise, Luca Sebastiano, mentre all’andata sono stata incoraggiata dalla Gaiulli e dal sindaco di Sirmione, Alessandro Mattinzoli. Era presente anche il parroco di Pacengo, Don Tullio Sembenini. Molti non c’erano perché sono arrivata un’ora prima del previsto. Poi abbiamo banchettato con pasta e fagioli, trippe, una torta a forma di rana e l’insuperabile “fogassin” (un dolce tipico della parte bassa del lago, ndr) di Vittoria Pachera.

In memoria del fratello attraversa il Garda a nuoto

Il pannello preparato dalle amiche

 

Progetti futuri?

Nel 2018 intendo attraversare la parte più larga del lago, circa 27 km, ma l’evento più importante me lo regalerò per i miei 50 anni: da Riva del Garda a Peschiera, 64 km. Nessuno ha mai fatto il tragitto nuotando a rana. Sarà il mio nuovo obiettivo finalizzato ad una raccolta fondi per la ricerca sulle malattie rare.